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PRESENTAZIONE DEL DISCIPLINARE

IL DISCIPLINARE ACCEZIONE ORIENTATIVA DI RSI

La Responsabilità Sociale delle Imprese può essere intesa come l’impatto causato dall’operare dell’azienda nella realtà sociale e ambientale di cui fa parte e con la quale esiste un rapporto di reciproca interdipendenza.

Le componenti della RSI sono:

  • andare oltre la normativa: le imprese adottano un comportamento socialmente responsabile al di là delle prescrizioni legali e assumono volontariamente tale impegno in quanto ritengono che sia nel loro interesse sul lungo periodo.
  • stretto legame con la sostenibilità: la CSR è intrinsecamente connessa con il concetto di sviluppo sostenibile; nelle loro attività le imprese devono tener conto anche delle ripercussioni economiche, sociali e ambientali.
  • volontarietà: la volontarietà della CSR implica la libertà di scelta delle organizzazioni. Tuttavia, tale concetto deve rimanere lontano dall’autoreferenzialità e discrezionalità dei comportamenti.

Nonostante una non piena consapevolezza del concetto di responsabilità sociale delle imprese, anche a fronte di definizioni spesso non univoche e congruenti, le imprese, e, in particolare, le piccole e medie imprese, sembrano essere assai attive in campo sociale attraverso vari strumenti/iniziative: programmi specifici, sponsorship, donazioni, impegni diretti, adozione di codici di condotta, etc. Le principali ragioni alla base di questo atteggiamento sono collegate ai temi della reputazione, dell’immagine e delle relazioni dell’impresa con la comunità locale. Nello specifico, i rapporti e le interazioni tra PMI e contesto territoriale sono essenziali per comprendere le scelte adottate dalle aziende in ambito sociale. Fondamentale per interpretare questi comportamenti è il capitale sociale, inteso come set di relazioni (social network), che lega l’impresa al suo territorio in una logica di fiducia e reciprocità. Questo è il fattore chiave alla base del successo di lungo periodo di molte imprese nella realtà italiana. Esemplari al proposito sono alcuni modelli di sviluppo locale fondati sui distretti e sulle aggregazioni territoriali. Pertanto, è possibile introdurre il paradigma interpretativo della responsabilità sociale sommersa (detta sunk CSR) per individuare quelle azioni, quegli interventi, soprattutto con riferimento alla comunità locale e ai lavoratori, che le aziende e gli imprenditori hanno tradizionalmente effettuato nel tempo senza considerarli come elementi di una RSI e senza valorizzarli appieno.

Attraverso il presente disciplinare è possibile individuare questi comportamenti e farli emergere per consentire un migliore apprezzamento dell’impresa nella società e sul mercato, sottolineandone al contempo il ruolo di motore dello sviluppo locale.

IL DISCIPLINARE

Il Disciplinare Etica e Pmi nasce dunque per favorire la crescita e/o il consolidamento di una cultura socialmente responsabile e facilitare le imprese nel processo di allineamento delle loro politiche economiche ad una visione sostenibile dello sviluppo. Segue i dettami del Libro verde della Commissione Europea sulla responsabilità sociale (2001) declinandoli rispetto al quadro valoriale della CNA, attraverso norme di autodisciplina e responsabilizzazione diretta da parte delle piccole e medie imprese, artigiane e non, nel rapporto con il territorio. In particolare definisce alcuni passi di un percorso di responsabilizzazione sociale per le aziende che partecipano al progetto “Etica e PMI” e si ispira alla Comunicazione della Commissione (COM 2002 -347def-) relativa alla “Responsabilità Sociale delle Imprese: un contributo delle imprese allo sviluppo sostenibile” e all’obiettivo fissato dal Consiglio Europeo di Lisbona nel marzo 2000, cui la responsabilità sociale delle imprese concorre in maniera determinante, ovvero: “diventare l’economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo, capace di una crescita economica sostenibile accompagnata da un miglioramento quantitativo e qualitativo dell’occupazione e da una maggiore coesione sociale”. Il presente disciplinare segna l’inizio di un percorso che le imprese intraprenderanno accompagnate da CNA al fine di incoraggiare la predisposizione delle PMI alla RSI e valorizzare il naturale inserimento nel relativo tessuto sociale e ambientale. In questo senso

questo documento costituisce uno strumento di acculturazione al tema ma anche di autodisciplina da parte delle imprese e di “governance del territorio”, teso al miglioramento del modo di fare impresa e ad uno sviluppo sempre più sostenibile dei territori interessati. Nell’accezione che ha guidato l’elaborazione del Disciplinare, la Responsabilità Sociale d’Impresa non deve essere ricondotta, come purtroppo accade spesso, alla beneficenza e soprattutto ad un’attività di breve periodo, meramente legata ad accreditarsi verso i clienti e/o la comunità e di competenza della sola funzione marketing. Si tratta invece di una strategia che coinvolge l’impresa a tutti i livelli e che richiede la formulazione di obiettivi, tempi, piani operativi e controlli e mira, sostanzialmente, ad includere le preoccupazioni ambientali e sociali nel “DNA” d’impresa, ossia nella missione aziendale, preoccupandosi di elaborare obiettivi di sviluppo sostenibile nel medio e lungo periodo. Tale prassi contribuisce anche a trasformare i comportamenti spontanei di RSI in una cultura dell’impresa condivisa, riconosciuta e riconoscibile da tutti gli attori economici. Da un punto di vista procedurale, tale strumento cerca di considerare, anticipandole, le scelte e gli impegni che le imprese potrebbero trovarsi di fronte una volta deciso di intraprendere il cammino della “responsabilità”, in termini per es. di organizzazione della propria politica o di riconsiderazione di talune attività. Non si contrappone né confligge con altri strumenti nazionali ed internazionali di rendicontazione o “certificazione sociale” (es.: Guide Lines sull’Ambiente, sistemi di certificazione di Qualità e Sicurezza, etc.).

Così concepito, tale strumento è volto a favorire l’adozione di iniziative utili:

  • alla collettività, nella sua accezione più ampia, e dunque al territorio;
  • ai lavoratori, in termini di riconoscimento e rispetto dei loro interessi, potenziali diritti e diritti riconosciuti ma non applicati;
  • ai consumatori perché, conoscendo i riferimenti etici delle aziende, al momento dell’acquisto possono decidere di premiare chi si impegna in tal senso;
  • alle imprese perché possono ottenere vantaggi competitivi grazie agli effetti positivi derivati dall’immagine di un’organizzazione che opera conformemente a principi etici d’impresa intesi in senso lato.

In particolare, per quanto riguarda le imprese, i vantaggi legati alla conformità al disciplinare possono riguardare:

  • l’immagine e la reputazione aziendale e le conseguenti forme di attrattività dell’impresa
  • la competitività dell’impresa soprattutto in termini di loyalty verso i prodotti
  • la qualità dei prodotti e dei servizi
  • l’appetibilità per nuovi investitori
  • il clima aziendale e la riduzione della conflittualità
  • i rapporti tra l’ impresa e la comunità locale
  • gli impatti ambientali
  • la riduzione dei consumi e dei costi in rapporto al miglioramento degli impatti ambientali.

SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE

Il Disciplinare definisce gli spazi su cui si delinea il percorso di RSI che i partner del progetto “Etica e Pmi” hanno ritenuto opportuno far perseguire alle imprese che volontariamente vi aderiscono. I requisiti specificati dal presente Disciplinare sono da considerarsi di carattere generale ed applicabili da qualsiasi organizzazione aziendale, indipendentemente da tipologia, dimensione e settore di appartenenza.

NORMATIVE COGENTI

Le imprese che decidono di conformarsi al Disciplinare sono tenute, in via preliminare, all’osservanza di tutte le normative cogenti loro applicabili.

LA STRUTTURA

Il presente Disciplinare si compone di due parti: i principi e gli articoli, questi ultimi raggruppati in 4 macro-settori. I principi costituiscono le “coordinate di fondo” da specificare settorialmente (lavoro, mercato, comunità, ambiente) attraverso gli “articoli” di RSI.

Da un punto di vista contenutistico, i principi e gli articoli combinano, dunque, il quadro valoriale della CNA con il ruolo attivo riconosciuto al territorio e ai suoi attori, nell’ambito del processo di orientamento alla RSI che si intende avvalorare.

Il rispetto dei principi e dei relativi articoli, o di buona parte di essi, suggerisce la capacità dell’impresa di sposare i valori di fondo di RSI e di muovere i primi passi nel percorso di consapevolezza sull’agire responsabile.

Se da un lato il Disciplinare avvicina le PMI a cui si rivolge ad un percorso europeo di responsabilizzazione, tali strutture a loro volta devono adoperarsi a perseguire determinate attività di RSI o impegnarsi, nel breve termine, a migliorarle. I quattro macrosettori di riferimento rappresentano gli assi su cui si muove l’azienda e in cui emergono i comportamenti e le attività della stessa. Essere “posizionati positivamente” in tutti e quattro i settori, significa per l’azienda disporre di un certo valore di RSI.

Alle norme presenti nel disciplinare seguirà un Manuale applicativo contenente delle linee guida, indicatori e schede interattive sotto forma di allegati compilabili da parte delle aziende.

Le quattro macroaree: LAVORO E AFFARI SOCIALI, MERCATO., COMUNITA’, AMBIENTE ED ENERGIA.

MANIFESTO DEI PRINCIPI ETICI D’IMPRESA NEL TERRITORIO

I VALORI DI FONDO DELLA CNA

Sulla base di questi assunti, il Disciplinare adotta un orientamento alla RSI ispirato ai valori di fondo della CNA. In particolare, si considera centrale l’attivazione di strumenti, politiche e servizi in grado di sostenere l’economia sul territorio, facendo sistema e promuovendo l’inclusione sociale attraverso l’integrazione nel mercato del lavoro e la creazione di opportunità. La RSI diviene prospettiva in grado di misurare il grado di partecipazione delle imprese alla formazione del capitale sociale sul territorio e del mercato del lavoro locale, quali dimensioni al tempo stesso inclusive e di qualità. La centralità dei sistemi diffusi delle imprese sposta quindi l’accento su una concezione della RSI più attenta alla persona e al territorio ed in grado di esplicarsi compiutamente nel rapporto tra impresa, cittadino e comunità locale.

Si tratta di una prospettiva interessante quanto difficile. Dimostra l’esistenza o meno dei presupposti per la coesione sociale ed economica sul territorio, attribuisce centralità alla capacità di progettare e promuovere politiche e di fare dialogo sociale. Restituisce ruolo ai decisori, agli stakeholders e ai promotori dello sviluppo locale. Dà alle politiche ed ai servizi pubblici quello spazio spesso limitato dalla preponderanza del mercato come luogo esclusivo delle sintesi e delle risposte. Il tutto nell’ambito di quella “naturale” predisposizione delle PMI, artigiane e non, ad essere localmente inclusive.

Sulla base di questa idea di RSI, che privilegia le esigenze dei diversi portatori di interessi e i valori di fondo della CNA, senza peraltro trascurare l’orientamento italiano ed internazionale sul tema, possono essere individuati dei principi di comportamento etico (attinenti al territorio, politiche pubbliche, welfare locale, capitale umano e sociale, progettazione degli interventi, logica di distretto e/o filiera) rispetto alla quale specificare i diversi comportamenti assunti come responsabili nei diversi macrosettori.

TERRITORIO: Centrale è il concetto di territorio e di legame tra l’azienda e lo stesso. La fiducia del territorio si può ottenere semplicemente adoperando dei comportamenti corretti e sani, socialmente responsabili appunto, che apportino utilità continua ad un territorio che ricambia progredendo e crescendo, aumentando i servizi e la consapevolezza di ulteriore crescita sostenibile, migliorando la competitività delle aziende che appartengono a tale territorio e incentivando le stesse ad investire in comportamenti simili. Ciò a vantaggio della collettività e di tutti gli stakeholders sia dell’azienda che del territorio.

POLITICHE PUBBLICHE: Il rapporto stretto tra politiche (nazionali, regionali e settoriali) e promozione della RSI nelle piccole e medie imprese costituisce allo stesso modo un aspetto distintivo ed una caratteristica specifica del modello produttivo italiano ed europeo e che va come tale considerata. In particolare, questo aspetto di fondo collega la promozione della RSI nei contesti in cui è forte la presenza di piccole e medie imprese a fattori esterni all’impresa stessa ed in genere non direttamente od esclusivamente collegati all’organizzazione produttiva.

FORMAZIONE: L’esperienza formativa risulta importante nel perseguimento di obiettivi di sviluppo socialmente responsabile e si pone al centro di politiche istituzionali che agevolino l’accesso alla formazione da parte delle imprese dei vari territori. Le istituzioni provinciali e regionali, a cui sono demandate le politiche formative, dovrebbero impegnarsi nella spinta di piani formativi di sviluppo aziendale sostenibile. Le politiche formative andrebbero particolarmente rivolte agli imprenditori del territorio per coinvolgerli in uno sviluppo aziendale di medio e lungo termine in ottica sostenibile, nel

rispetto di importanti fattori e criticità economico-sociali. La creazione inoltre di approcci e metodologie particolari per la creazione o la trasmissione d’impresa, che utilizzino lo strumento formativo come capitalizzazione delle esperienze imprenditoriali già vissute, risulta un elemento importante e da considerare per uno sviluppo socialmente responsabile del territorio.

WELFARE LOCALE, CAPITALE UMANO E SOCIALE: soprattutto nelle piccole imprese e nei sistemi economici a rete e distretto, costituisce un riferimento importante, nei servizi e per gli strumenti di promozione della RSI, il raccordo con il welfare locale e con lo sviluppo del capitale umano, la qualificazione dei servizi, la creazione di sistemi di connessione a rete per l’innovazione e, più in generale, l’introduzione di modelli di partecipazione e di condivisione delle scelte e la promozione della cittadinanza attiva.

LOGICA DI DISTRETTO E DI FILIERA, NEI SISTEMI PRODUTTIVI LOCALI: in particolare per le PMI, la diffusione ed il sostegno alla promozione della RSI si muove nell’ambito ed in coerenza con la qualificazione dei sistemi distrettuali locali, nella promozione di servizi per la persona ed il welfare locale che tengano conto dell’organizzazione del lavoro e della produzione e dell’evoluzione in termini di qualità ( formazione, ambiente, prodotto e processo) del sistema economico locale, nella relazione tra capitale produttivo, umano e sociale e nel rapporto tra impresa e territorio.

GENERAZIONI FUTURE: il sostegno a comportamenti socialmente responsabili soprattutto nelle PMI passa anche attraverso la cosiddetta “business trasmission”, vale a dire un’attenzione specifica nei confronti del valore dell’impresa come valore in sé, e del trasferimento al territorio e alle generazioni future dell’azienda e dei suoi saperi.